La nuova Tobin Tax 2026

Azioni, Educazione finanziaria
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L’acquisto di azioni di determinate società italiane quotate è soggetto a un’imposta specifica, distinta dalle commissioni bancarie e dalla tassazione sulle plusvalenze.

Si tratta della Tobin Tax 2026, un prelievo sulle transazioni finanziarie che è tornato al centro del dibattito economico a seguito delle modifiche previste da quest’anno.

Comprendere il funzionamento di tale prelievo è utile per una valutazione consapevole dei costi complessivi dell’investimento, evitando di trascurare oneri fiscali spesso poco evidenti.

IL MECCANISMO DI FUNZIONAMETO E LE ALIQUOTE VIGENTI

Nell’attuale ordinamento, la Tobin Tax si applica esclusivamente al momento dell’acquisto.

Il soggetto che vende un titolo non è tenuto al versamento dell’imposta, poiché la norma intende colpire solo l’atto di acquisizione della partecipazione.

Le aliquote in vigore fino al 2025 erano strutturate come segue:

  • 0,10% per le transazioni eseguite su mercati regolamentati (quale, ad esempio, la Borsa Italiana).
  • 0,20% per le operazioni cosiddette “fuori borsa” o OTC (Over The Counter), dove lo scambio avviene direttamente tra le controparti.

L’onere del versamento ricade sull’intermediario finanziario, che agisce in qualità di sostituto d’imposta, trattenendo la somma direttamente dal conto del cliente.

Per l’investitore, si tratta di un costo certo che incide immediatamente sul prezzo di carico del titolo.

LE NOVITA’ PREVISTE PER IL 2026

Da quest’anno quindi l’attenzione degli osservatori si è rivolta alla nuova Tobin Tax 2026 e alle modifiche che entreranno in vigore.

Per esigenze di bilancio pubblico, il legislatore ha delineato un inasprimento della pressione fiscale sulle transazioni finanziarie.

Per le transazioni su azioni l’aliquota raddoppierà a partire dal 1° gennaio 2026:

  • 0,20% sul controvalore del saldo netto positivo di fine giornata per i titoli quotati in mercati regolamentati
  • 0,40% per le azioni negoziate nei mercati non regolamentati (OTC, “Over the Counter”).

Per esemplificare l’impatto di tale variazione: un acquisto azionario del valore di 10.000, che prima comportava un esborso di 10€ o 20€ a titolo di Tobin Tax, nel 2026 richiederà un versamento pari a 20o 40.

AZIONI ESENTI DA TOBIN TAX

Nel 2026 non pagano la Tobin Tax le seguenti azioni in virtù della loro sede fiscale in Italia ma sede legale all’estero:

  • Brembo
  • Campari
  • Cementir
  • D’Amico
  • Exor
  • Ferrari
  • Iveco
  • MFE MediaForEurope (Mediaset)
  • Stellantis
  • STMicroelectronis
  • Tenaris

La lista di azioni di società con capitalizzazione media inferiore a 500 milioni di euro, che non pagano la Tobin Tax 2026, le trovate nel sito del MEF.

In questo elenco, per esempio, trovate alcune delle aziende più conosciute tra le small cap come: Pharmanutra, Garofalo Health Care, Orsero, Datalogic, Fope, Italian Wine Brands, Valsoia, Lindbergh, Gentili Mosconi ecc.

Chi vuole approfondire l’analisi di queste aziende potrebbe individuare opportunità interessanti, fermo restando che lo stock picking non è per tutti.

Per la maggior parte degli investitori molto meglio investire in ETF.

AMBITO DI APPLICAZIONE ED ESENZIONI PRINCIPALI

Al fine di una corretta pianificazione finanziaria, è utile che ogni investitore conosca le fattispecie che rimangono escluse dall’applicazione dell’imposta:

  • Titoli di Stato: i BOT, i BTP e gli altri titoli governativi emessi da Stati dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo sono totalmente esenti.
  • Obbligazioni Societarie: la tassa non si applica all’acquisto di bond e titoli di debito, limitandosi esclusivamente al comparto azionario.
  • Capitalizzazione ridotta: come precedentemente indicato, rimangono escluse le società con capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di euro.
  • Operazioni Market Making: sono previste esenzioni specifiche per i soggetti che garantiscono la liquidità del mercato, onde evitare un blocco degli scambi.

LE ORIGINI DELLA TOBIN TAX: LA PROPOSTA DI JAMES TOBIN

Il nome dell’imposta deriva dall’economista Premio Nobel James Tobin, il quale nel 1972 teorizzò l’introduzione di una tassa globale sulle transazioni valutarie.

L’intento originario non era di natura puramente fiscale, bensì regolatoria: Tobin mirava a “introdurre della sabbia negli ingranaggi” di una finanza caratterizzata da un’eccessiva rapidità e da movimenti speculativi di breve periodo.

Secondo la tesi di Tobin, un prelievo contenuto su ogni scambio valutario avrebbe scoraggiato le operazioni speculative infragiornaliere, senza tuttavia penalizzare gli investitori orientati al lungo termine.

Tale meccanismo avrebbe dovuto garantire una maggiore stabilità ai mercati finanziari globali.

Sebbene la proposta originaria sia rimasta inattuata per decenni, le crisi finanziarie del nuovo millennio hanno spinto diversi governi, tra cui quello italiano, a introdurre questa imposta.

L’ATTUAZIONE IN ITALIA E IL QUADRO NORMATIVO ATTUALE

L’Italia ha recepito questa imposta con la Legge di Stabilità del 2013.

È tuttavia opportuno evidenziare una divergenza fondamentale rispetto alla teoria di Tobin: la versione italiana non colpisce gli scambi di valute, ma si concentra sul trasferimento della proprietà di azioni e altri strumenti partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato.

La tassazione non riguarda la totalità dei titoli azionari, bensì esclusivamente le società con una capitalizzazione di mercato superiore ai 500 milioni di euro.

Tale distinzione è di primaria importanza per il risparmiatore, in quanto l’investimento in piccole e medie imprese (PMI) quotate risulta esente da tale onere.

IL GETTITO DELLA TOBIN TAX

Gli effetti economici complessivi della Tobin Tax restano oggetto di dibattito.

Come abbiamo visto l’imposta era stata introdotta anche con l’obiettivo dichiarato di ridurre la volatilità e scoraggiare comportamenti speculativi di breve periodo, contribuendo a una maggiore stabilità dei mercati.

Tuttavia, l’evidenza non mostra risultati conclusivi in tal senso: nei principali momenti di tensione finanziaria degli ultimi anni, dalla Brexit alle fasi di incertezza legate alla politica commerciale statunitense (dazi di Trump), i mercati hanno comunque registrato forti correzioni, indipendentemente dalla presenza del prelievo.

Secondo altri pareri, la Tobin Tax avrebbe invece prodotto effetti collaterali indesiderati, contribuendo alla riduzione della liquidità della Borsa italiana e incentivando investitori e operatori a rivolgersi a mercati esteri.

In questa lettura, il prelievo avrebbe inciso più sulla struttura del mercato che sulla sua stabilità.

Ciò che è certo è invece il dato relativo al gettito effettivo.

Il Governo Monti aveva inizialmente stimato entrate per circa 1 miliardo di euro annui (successivamente ridotte a 800 milioni), mentre nel 2024 il gettito effettivo si è attestato intorno ai 546 milioni di euro, in linea con un andamento storicamente inferiore alle previsioni iniziali (circa 413 milioni nel 2021).

Fonte

CONCLUSIONI

A distanza di anni dalla sua introduzione, la Tobin Tax continua a sollevare interrogativi sulla sua reale efficacia.

Se l’obiettivo era quello di contribuire alla stabilità dei mercati finanziari e di colpire le attività più speculative, l’evidenza disponibile non sembra indicare risultati decisivi in questa direzione. 

Più chiari appaiono invece gli effetti sul funzionamento del mercato domestico e sul gettito fiscale. I dati mostrano come le entrate generate dalla Tobin Tax siano rimaste sistematicamente inferiori alle stime iniziali e come, secondo alcune analisi, il prelievo possa aver contribuito a una riduzione strutturale dei volumi di scambio e a uno spostamento di capitali verso mercati e strumenti esteri.

Anche dopo le modifiche del 2026 il nodo centrale resta quello di trovare un equilibrio tra esigenze di gettito, competitività del mercato e tutela degli investitori, evitando che un’imposta dal peso economico relativamente contenuto produca effetti distorsivi più ampi rispetto ai benefici attesi.

Questo articolo è stato realizzato con la collaborazione di Davide Muscolino (19 anni), che gestisce il sito The Plain Money Talk.
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Il presente contenuto è ai soli fini didattici e di discussione, fai le tue ricerche prima di investire (do your own research before invest).

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