Tre idee per il 2026

Azioni
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Proseguo una consuetudine che ormai posso definire tale: chiudere l’anno con un esercizio tanto semplice quanto stimolante, individuando tre azioni da seguire nei dodici mesi successivi.

Avevo iniziato con le tre idee per il 2024 e ho proseguito lo scorso anno con le tre idee per il 2025; oggi tocca alle tre idee per il 2026.

Anche per il 2026 l’obiettivo non cambia: individuare tre società solide, con fondamentali robusti e una credibile capacità di crescita nel tempo, senza rinunciare a una diversificazione geografica che ritengo essenziale nel contesto globale sempre più complesso in cui ci troviamo.

Se l’anno scorso avevo scelto un’italiana, una cinese e un’americana, quest’anno il viaggio sarà leggermente diverso: una società italiana, una francese e una americana.

Sembra sempre l’inizio di una barzelletta, ma l’intento è tutt’altro che leggero.

L’idea resta quella di costruire un portafoglio equilibrato, internazionale e con prospettive interessanti per il 2026.

TRE IDEE PER IL 2026

Nexi Spa

Nexi è uno dei principali operatori europei nei pagamenti digitali.

La società fornisce l’infrastruttura tecnologica che consente a banche, esercenti e consumatori di effettuare pagamenti elettronici, sia fisici che online.

Il suo business si inserisce in un trend strutturale di lungo periodo: la progressiva riduzione dell’uso del contante e la diffusione di soluzioni di pagamento digitali sempre più integrate e sofisticate.

Vi sarà probabilmente capitato di notare la scritta Nexi sul POS proprio nel momento del pagamento.

Negli ultimi anni Nexi è cresciuta anche tramite acquisizioni, costruendo una presenza rilevante in diversi mercati europei.

Oggi, però, la società si trova nel mezzo di una fase di transizione che il mercato fatica a digerire, nonostante sia stata spiegata in modo piuttosto trasparente dal management.

Dal punto di vista dei numeri, Nexi continua a ribadire che la crescita “pulita”, depurata dagli effetti straordinari, si attesta intorno al +6%, sia nei primi nove mesi dell’anno sia nel singolo trimestre.

Il vero nodo, però, è il tema delle cosiddette “discontinuità” legate ai contratti bancari.

Tradotto in termini semplici: alcune banche partner stanno rinegoziando le condizioni o uscendo dal perimetro, con un impatto negativo sui ricavi italiani nel breve periodo.

Il trimestre peggiore probabilmente sarà quello che si sta concludendo oggi, e la normalizzazione non sarà immediata.

Detto questo, ci sono diversi elementi che faticano a emergere nella valutazione corrente. Il primo riguarda la solidità finanziaria: il debito è sceso a circa 2,6 volte l’EBITDA, riportando Nexi in area investment grade.

La generazione di cassa resta molto robusta, con oltre 800 milioni di euro attesi nel 2025, e il ritorno agli azionisti è previsto in aumento, a circa 600 milioni di euro, in crescita anno su anno.

Nexi free cash flow (dati in milioni di euro)

Dal punto di vista operativo, inoltre, non mancano segnali incoraggianti.

In Italia, cresce il peso dei canali diretti verso le PMI, che rappresentano ormai circa il 26% delle nuove vendite, riducendo progressivamente la dipendenza dalle banche come canale distributivo.

Il quadro che ne emerge è quindi meno negativo di quanto suggerisca l’andamento del titolo che quest’anno è arrivato a toccare i 4 euro ad azione:

Il modello di business non è rotto, ma sta attraversando una fase di aggiustamento scomoda e impopolare.

Il calo del prezzo riflette principalmente due timori: da un lato l’incertezza sulla durata e sull’entità delle perdite legate alle partnership bancarie, dall’altro le tempistiche di recupero, che il management colloca apertamente nel 2026, un orizzonte considerato troppo lontano per investitori che non hanno pazienza.

In sintesi, Nexi resta un’ottima azienda, con fondamentali in miglioramento e un business altamente generativo di cassa, ma con un momentum negativo e una narrativa più adatta a chi ragiona sul medio-lungo periodo che non sul breve.

Vinci SA

La società francese è uno dei principali gruppi europei nel settore delle infrastrutture e delle concessioni.

Il gruppo opera lungo tutta la catena del valore: dalla costruzione e gestione di autostrade e aeroporti, fino alle attività di ingegneria, energia e reti.

Gestisce per esempio gli aeroporti di Parigi-Charles de Gaulle, Orly, Londra Gatwick e Lisbona, oltre a un’ampia rete di autostrade in Francia e all’estero.

Una parte rilevante del business quindi è costituita da attività in concessione, come appunto le autostrade e gli aeroporti, che garantiscono ricavi ricorrenti, visibilità di lungo periodo e forte generazione di cassa.

Dal punto di vista della remunerazione degli azionisti, VINCI continua a confermare un approccio coerente e prevedibile.

Nelle ultime call il management ha ribadito una politica di payout superiore al 50% dell’utile netto nel tempo segno che, anche in un contesto complesso come quello francese, il dividendo non viene messo in discussione.

Un segnale di fiducia nella capacità di generare cassa nel medio-lungo periodo.

Guardando alla redditività, l’utile netto risulta penalizzato da una sovrattassa straordinaria in Francia, che nel 2025 pesa per circa 400 milioni di euro.

Il rallentamento dell’utile, quindi, non è di natura operativa, ma legato a fattori politici e fiscali.

Vinci utile dal 2016 (dati in milioni di euro)

Dal punto di vista dell’azionista, questo distingue nettamente il rischio industriale, contenuto, dal rischio regolatorio, che resta il principale elemento da monitorare.

La solidità finanziaria è uno dei pilastri della storia di VINCI.

Inoltre, VINCI è esposta a diversi trend strutturali di lungo periodo: traffico aeroportuale, transizione energetica, reti elettriche e difesa.

Tutti elementi che contribuiscono a ridurre la probabilità di shock improvvisi sugli utili.

I rischi non mancano, ma sono ben identificabili.

Il principale resta quello politico e regolatorio in Francia, legato sia alla tassazione sia al futuro delle concessioni autostradali oltre il 2030.

A questo si aggiunge un traffico merci ancora debole, coerente con la fase del ciclo economico, e una crescita più contenuta nel segmento costruzioni, frutto di una scelta consapevole di maggiore selettività: meno volume, più margine.

Nel complesso, VINCI non è una storia di hype.

Come si può notare anche nel grafico il prezzo dell’azione si muove per scalini e negli ultimi mesi si attesta intorno ai massimi:

È piuttosto una storia di qualità, caratterizzata da crescita moderata, margini in miglioramento, dividendo solido, buyback difensivi e un bilancio estremamente robusto.

Un titolo da portafoglio core, pensato per chi privilegia stabilità e rendimento nel tempo più che upside esplosivi di breve periodo.

Adobe Inc.

E’ una delle società software più riconoscibili al mondo: i suoi prodotti, da Photoshop e Illustrator ad Acrobat e Premiere sono strumenti di riferimento per creativi, aziende e professionisti.

Il modello di business si fonda principalmente su ricavi ricorrenti da abbonamenti, che conferiscono visibilità e stabilità prospettica.

Negli ultimi anni Adobe ha costantemente riportato ricavi record e una crescita solida anche degli utili:

Ricavi e utili Adobe 2016-2025 (in milioni di dollari)

Un elemento che ha attirato la mia attenzione nel valutare Adobe come idea per il 2026 è stato, in particolare, il programma di buyback di grande scala.

Nel marzo 2024 il board ha approvato un nuovo programma di riacquisto per un valore fino a 25 miliardi di dollari, valido fino al 2028, con l’obiettivo di restituire valore agli azionisti riducendo il numero di azioni in circolazione e contrastando la diluizione derivante da piani di compensi azionari.

Solo negli ultimi 12 mesi Adobe ha riacquistato azioni per quasi 12 miliardi di dollari, riducendo una quota significativa di titoli (circa il 6%) e rafforzando il valore per chi resta investitore nel lungo periodo.

Nonostante i fondamentali solidi e il buyback, il titolo è stato oggetto di volatilità e pressioni al ribasso, in parte legate alle preoccupazioni degli investitori sulla capacità di Adobe di monetizzare pienamente l’intelligenza artificiale nel suo portafoglio di prodotti e di mantenere ritmi di crescita storicamente elevati.

Tuttavia, per un investitore con orizzonte medio-lungo, la combinazione di business ricorrente, forte generazione di cassa e programmi di buyback di larga scala dovrebbe creare un sostegno al prezzo azionario.

Che l’IA sconvolga Adobe o meno rimane da vedere, e se i suoi riacquisti finiranno come quelli di Apple (vittoria) o di GE (fiasco), solo il tempo lo dirà.

CONCLUSIONI

Le tre idee per il 2026 non nascono da una ricerca di storie spettacolari o di scommesse di breve periodo, ma da tre narrative molto diverse tra loro, accomunate da un approccio orientato al medio-lungo termine.

Nexi rappresenta la componente più complessa del portafoglio: un’azienda solida, inserita in un trend strutturale favorevole, ma oggi nel pieno di una trasformazione scomoda.

La pressione sui contratti bancari pesa sui numeri di breve periodo e rende il percorso poco lineare, ma i fondamentali restano sani, la generazione di cassa è robusta e la transizione è stata dichiarata e circoscritta nel tempo. È una storia che richiede pazienza, non tempismo.

Vinci è l’esatto opposto: prevedibile, disciplinata, quasi noiosa nel senso migliore del termine.

Asset infrastrutturali difficilmente replicabili, visibilità pluriennale sugli utili, bilancio ultra-solido e una politica di remunerazione coerente fanno di VINCI una tipica “core holding”, pensata per attraversare anche fasi macro meno favorevoli senza sorprese.

Adobe, infine, aggiunge al portafoglio una componente di qualità tecnologica e ritorno di capitale.

Il modello a ricavi ricorrenti garantisce stabilità, mentre i continui e rilevanti programmi di riacquisto di azioni possono rappresentare, se attuati nei momenti più opportuni, un potente meccanismo di creazione di valore per l’azionista di lungo periodo.

Nel loro insieme, queste tre azioni non promettono guadagni facili né risultati immediati, ma offrono un mix equilibrato di trasformazione, solidità e disciplina finanziaria.

Non rimane che osservare come queste idee si tradurranno nei fatti nel corso del 2026.

Il presente contenuto è ai soli fini didattici e di discussione, fai le tue ricerche prima di investire (do your own research before invest).

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