Buon 2026 e rendimento portafoglio
Ogni nuovo anno rappresenta un punto di ripartenza. Non un reset della memoria, ma una linea di demarcazione tra ciò che è stato e ciò che verrà.
Il 2025 che si è appena concluso è stato un anno davvero interessante e, al di là di un andamento dei mercati complessivamente molto positivo, lo vorrei ricordare soprattutto per due eventi simbolici.
Il primo è il celebre “great time to buy” scritto sui social da Donald Trump il 9 aprile, proprio nel giorno di minimo dei mercati, nel pieno del caos legato ai dazi.

Conosciamo tutti Donaldo (italianizzando il nome come fa Dario Fabbri) e il suo stile comunicativo, diretto e spesso provocatorio, ma quell’episodio è anche lo specchio di un mondo che sta cambiando: un mondo in cui i confini tra politica, mercati e comunicazione si fanno sempre più labili, e in cui la credibilità delle istituzioni tradizionali appare, almeno in parte, erosa.
Viviamo un’epoca di grandi cambiamenti, un’epoca di crisi prolungata che, almeno vista dall’Italia, sembra non finire mai.
Osservata e vissuta dall’interno, dà spesso la sensazione di essere una condizione permanente, più che una fase transitoria.
I cambiamenti si susseguono e si intrecciano tra loro, creando un contesto complesso che disorienta molte persone e contribuisce alla perdita di punti di riferimento che un tempo apparivano solidi.
Non credo che tutto questo sia destinato a risolversi nel breve periodo anzi, è possibile che siamo solo all’inizio di un ciclo di trasformazioni sociali ed economiche ancora più profonde.
In questo scenario, navigare i mercati finanziari diventa una sfida ancora più affascinante ed emozionante: un terreno ricco di stimoli per chi ha una mente curiosa, per chi vuole comprendere, studiare e continuare a imparare, anche quando le certezze sembrano venire meno.
Il secondo evento che segna profondamente il 2025 è il passo indietro di Warren Buffett dal ruolo di CEO di Berkshire Hathaway, dopo oltre 60 anni alla guida della società.
Ne ho già scritto in passato e continuo a pensare che, nel breve e medio termine, né Greg Abel né Berkshire avranno particolari problemi: Buffett non sarà più operativo, ma resterà comunque all’interno della società, garantendo continuità e visione.
Ciò non toglie che si chiuda un’era, l’era del più grande investitore che il mondo abbia mai conosciuto.
I numeri, da soli, raccontano una storia impressionante: sotto la guida di Buffett, Berkshire Hathaway ha realizzato un rendimento complessivo del 6.118.651%, pari a circa il 19,9% annuo in oltre sei decenni.
Nello stesso periodo, l’S&P 500 ha reso il 46.491%, ovvero circa il 10,4% annuo.

Per dare un’idea della portata di questi risultati, le azioni Berkshire potrebbero teoricamente scendere del 99% e riuscire comunque a battere l’indice americano.
Il confronto diventerebbe ancora più straordinario se si includono anche le partnership gestite da Buffett fino al 1969.
Eppure, come spesso accade, non sono solo i rendimenti a contare.
Ciò che rende unico Warren Buffett è il modo in cui quei risultati sono stati ottenuti: con integrità, moralità, disciplina, ma anche con umiltà e un raro senso dell’umorismo.
Non aveva l’obiettivo di insegnare, eppure ha insegnato a tantissimi investitori molto più di quanto abbiano fatto libri, corsi o modelli finanziari.
È proprio alla luce di questi eventi che inizio il 2026 dando uno sguardo al passato recente, non per celebrare risultati, ma per trarne insegnamenti utili a prendere decisioni migliori nel futuro.
I rendimenti, per quanto importanti, restano fotografie di un momento: ciò che conta davvero è il percorso che ha portato a quei numeri, soprattutto quando il mercato mette alla prova disciplina e convinzioni.
RENDIMENTO PORTAFOGLIO 2025
Il 2025 è stato un anno tutt’altro che lineare.
Come spesso accade, il percorso non è stato una salita costante, ma una sequenza di fasi emotivamente impegnative, in particolare nella prima parte dell’anno dovuta al già citata caos dazi, quando sia il mio portafoglio sia l’S&P 500 hanno attraversato una correzione significativa.

Proprio in quei momenti si misura la reale differenza tra un investimento pensato per durare nel tempo e uno costruito inseguendo la performance di breve periodo.
Per vedere più nel dettaglio i risultati a fine anno, il mio portafoglio ha chiuso con un rendimento del +22,61%, contro il +16,39% dell’S&P 500 (17,88% comprensivo di dividendi):

Un risultato che non va letto come una “vittoria” sull’indice, ma come la conferma che un portafoglio orientato alla generazione di rendita, ben diversificato e gestito con un orizzonte di lungo periodo, può non solo reggere il confronto con il mercato, ma in certi casi anche superarlo.
Il confronto più appropriato, tuttavia, non è tanto con il “principe degli indici”, l’S&P 500, quanto con il Vanguard Total World Stock Index (VT), dal momento che il mio portafoglio non è fortemente concentrato sugli Stati Uniti.
Nel corso del 2025, l’indice mondiale ha ottenuto risultati migliori rispetto all’S&P 500, grazie soprattutto alla buona performance delle azioni internazionali che, in modo per certi versi inusuale, hanno sovraperformato quelle statunitensi.
Nello stesso anno si è inoltre assistito a un altrettanto inusuale risveglio dei mercati emergenti.
Resta da capire se si tratti di un semplice fuoco di paglia o dell’inizio di un trend più strutturale e duraturo nel tempo.
Di seguito intanto il confronto tra l’andamento del mio portafoglio e l’indice azionario mondiale, che si è concluso in un sostanziale pareggio:

È interessante notare come, durante le fasi di maggiore volatilità, il portafoglio abbia mostrato una buona capacità di recupero, senza la necessità di interventi impulsivi o cambi di strategia.
Il lavoro dei mercati, lo sappiamo, è anche questo: testare le convinzioni degli investitori, inducendoli in errore e a vendere quando la paura domina.
Ancora una volta, il tempo, la diversificazione e la coerenza con i propri obiettivi si sono rivelati alleati più affidabili di qualsiasi previsione macro o tentativo di market timing.
Come vedo il 2026? Per quanto mi riguarda lo vedo come l’anno del ribilanciamento e dell’aumentare la liquidità disponibile, se lo fa Buffett non vedo perchè non dovrei seguire le sue orme.
Parlando dei singoli titoli, se continua la salita dei bancari credo ne venderò una parte (Banca IFIS e Intesa), anche Teradyne se continua a salire devo decidere se venderne metà o tutta la posizione.
Per quanto riguarda Meta penso di tenere comunque vada e quindi di rimanere fiducioso verso l’operato dell’odiato Zuckerberg.
Se poi i mercati saranno tanto generosi, potrei liberarmi di posizioni tipo Capri Holdings e qualcos’altro, azioni di società che non mi interessa più avere o che con il senno del poi ho sbagliato ad acquistare.
E ora con l’inizio del nuovo anno, i contatori tornano a zero, ma l’esperienza accumulata resta.
I rendimenti del 2025 sono ormai storia; ciò che conta ora è continuare ad accumulare e costruire un portafoglio capace di attraversare cicli diversi, mantenendo come obiettivo principale la creazione di una rendita sostenibile nel tempo.
Detto questo vi auguro un buon anno e buon cammino verso la realizzazione dei vostri sogni finanziari! 🥂
Il presente contenuto è ai soli fini didattici e di discussione, fai le tue ricerche prima di investire (do your own research before invest).
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