La regola del 4% per andare in pensione
Quando si parla di pensione e indipendenza finanziaria, c’è una regola che ritorna sempre: la famosa regola del 4%.
È citata in libri, blog, forum e in molti altri materiali a tema libertà finanziaria.
E’ arrivata a proposito l’intervista di Ben Carlson con William “Bill” Bengen, il creatore stesso della regola, e ciò che emerge è molto interessante: la regola del 4% non è un “dogma scolpito nella pietra”, ma uno strumento di prudenza che serve soprattutto a proteggersi dagli scenari peggiori.
In questo articolo ti spiego in dettaglio cosa significa davvero la regola del 4%, come applicarla, quali sono i suoi limiti e soprattutto come adattarla al mondo di oggi.
COME NASCE LA REGOLA DEL 4%
Bill Bengen era un consulente finanziario statunitense che nei primi anni ’90 si trovò davanti a una domanda cruciale da parte dei suoi clienti:
“Quanto possiamo prelevare ogni anno dai nostri risparmi senza rischiare di restare senza soldi?”
A quel tempo, non c’erano manuali o linee guida affidabili.
Così, Bengen decise di fare ricerca da solo, analizzando decine di portafogli ipotetici a partire dal 1926.
L’idea era semplice: simulare un pensionato che investe metà in azioni e metà in obbligazioni, che preleva ogni anno una somma iniziale pari al 4% del capitale e poi la aumenta per l’inflazione.
Il risultato?
In quasi tutti gli scenari storici il portafoglio reggeva bene, tranne in uno: chi si era ritirato nell’ottobre 1968, entrando in un periodo di altissima inflazione e mercati in difficoltà.
Lì, il 4% era il massimo sostenibile per durare 30 anni.
Chi vuole leggere il paper originale scritto da William Bengen lo può trovare a questo link.
IL VERO SIGNIFICATO DELLA REGOLA DEL 4%
Ecco il punto chiave: la regola del 4% non è il valore medio o il più probabile, ma il “fondo scala”, cioè la cifra che ti salva anche nello scenario peggiore.
Infatti, guardando i dati storici, il tasso medio sostenibile di prelievo negli ultimi 100 anni è stato circa il 7%, ben più alto del famoso 4%.
Quindi possiamo dire che:
-
Il 4% è un minimo prudenziale, pensato per proteggere nei casi peggiori.
-
In molti periodi storici, avresti potuto tranquillamente prelevare il 5, 6 o perfino 7% senza esaurire i soldi.
L’IMPATTO DELL’INFLAZIONE
Uno dei grandi nemici della pensione è l’inflazione.
Negli anni ’70, con inflazione a doppia cifra (10-12%), i pensionati si sono trovati a dover aumentare i prelievi del 10% l’anno per mantenere lo stesso potere d’acquisto.
Questo ha “devastato i portafogli”: i soldi uscivano più velocemente di quanto i rendimenti riuscissero a rimpiazzarli.
Bengen ricorda che ognuno di noi ha anche una “inflazione personale”: non tutti consumiamo nello stesso modo, e alcune spese (come sanità o viaggi) possono crescere più o meno del dato ufficiale.
Per questo serve flessibilità.
Qui di seguito ti ho preparato un esempio numerico di come l’alta inflazione degli anni ’70 poteva devastare un portafoglio seguendo la regola del 4%:
| Anno | Prelievo (adeguato per inflazione) | Rendimento mercato | Valore portafoglio |
|---|---|---|---|
| 1 | € 40.000 | -5% | € 912.000 |
| 2 | € 44.400 | -10% | € 780.840 |
| 3 | € 49.284 | +2% | € 746.187 |
| 4 | € 54.705 | -15% | € 587.760 |
| 5 | € 60.723 | +5% | € 553.389 |
-
Prelievi crescenti dovuti all’inflazione (da 40k a 60k in 5 anni).
-
Mercati negativi o deboli nello stesso periodo.
Ecco il confronto con inflazione bassa (2%), usando gli stessi rendimenti di mercato negativi/deboli:
| Anno | Prelievo (inflazione 2%) | Rendimento mercato | Valore portafoglio |
|---|---|---|---|
| 1 | € 40.000 | -5% | € 912.000 |
| 2 | € 40.800 | -10% | € 784.080 |
| 3 | € 41.616 | +2% | € 757.313 |
| 4 | € 42.448 | -15% | € 607.635 |
| 5 | € 43.297 | +5% | € 592.555 |
Differenza dopo 5 anni:
-
Inflazione alta (11%) → Portafoglio sceso a €553k.
-
Inflazione bassa (2%) → Portafoglio sceso a €593k.
Come vedi l’erosione è molto più lenta con inflazione bassa, perché i prelievi crescono meno rapidamente (da €40k a €43k contro €60k nello scenario anni ’70).
QUAL’E’ LA GIUSTA ALLOCAZIONE DI PORTAFOGLIO?
La ricerca di Bengen mostra che non esiste un’unica formula magica. Tuttavia, ci sono delle zone “ottimali”:
-
Con una quota di azioni tra il 46% e il 73% i risultati sono molto simili e solidi.
-
Andare troppo oltre (troppo azionario o troppo obbligazionario) può indebolire il portafoglio.
In sostanza, serve un equilibrio.
E anche un po’ di buon senso: chi va in pensione in un periodo di mercati ribassisti dovrà essere più prudente rispetto a chi inizia in una fase positiva.
LA REGOLA NON E’ STATICA. VA AGGIORNATA
Un piano di 30 anni non può essere impostato e dimenticato.
La regola del 4% è un ottimo punto di partenza, ma Bengen insiste: il piano va rivisto periodicamente.
Ad esempio:
-
Se l’inflazione esplode, meglio ridurre temporaneamente i prelievi.
-
Se invece i mercati vanno molto bene, si può concedersi di spendere un po’ di più.
La chiave è non reagire in modo impulsivo alle oscillazioni, ma mantenere un approccio ragionato e basato sui dati.
SPENDERE DI PIU’ OGGI O DOMANI?
Molti pensionati si trovano davanti a un dilemma: spendere di più nei primi anni, quando si è più giovani e in salute, oppure mantenere lo stesso ritmo di spesa per tutta la vita?
Bengen riconosce che il modello tradizionale (prelievo costante aumentato per inflazione) non è l’unico possibile.
Si può anche pianificare una spesa decrescente: spendere molto all’inizio e meno più avanti.
Attenzione però: questo richiede di essere pronti a tagliare le spese anche del 30% o più negli anni successivi.
Se sei interessato ad altre strategie di decumulo ne ho scritto in un articolo recentemente.
L’ESPERIENZA PERSONALE DI BENGEN
Bengen è andato in pensione nel 2013 e, da persona conservatrice, ha scelto un tasso di prelievo del 4,5%.
Il mercato azionario, però, ha reso molto bene in questi anni, quindi avrebbe potuto permettersi di spendere di più.
Lui stesso ammette che oggi sarebbe confidente con un tasso tra 5,25% e 5,5%.
LA SFIDA PSICOLOGICA DEL PENSIONAMENTO
Un aspetto spesso trascurato non è finanziario, ma psicologico.
Dopo una vita passata a risparmiare e rimandare le spese, molti pensionati hanno paura di spendere.
Il risultato?
Vivono troppo conservativamente, non toccano quasi mai il capitale e arrivano a 90 anni con un patrimonio ancora intatto… e con il rimpianto di non aver vissuto più intensamente.
La regola del 4% serve anche a questo: dare sicurezza, permettere di spendere con serenità e godersi i frutti del proprio lavoro.
LEZIONI PER CHI SI AVVICINA ALLA PENSIONE
Dall’intervista emergono alcune lezioni pratiche:
-
Non fissarti sul 4% come dogma: è un minimo prudenziale, non un tetto invalicabile.
-
Adatta il tuo piano: controlla inflazione, mercati e spese personali, e ricalibra di conseguenza.
-
Accetta la flessibilità: nei momenti difficili si spende meno, nei periodi buoni si può alzare l’asticella.
-
Non avere paura di spendere: se hai pianificato bene, è giusto vivere la pensione in modo sereno.
CONCLUSIONE
Concludo ricordando che i dati usati da Bengen derivano dal mercato americano, dove gli indici azionari hanno avuto performance eccezionali soprattutto negli ultimi 15 anni.
Per questo motivo, credo che il tasso di prelievo vada preso con cautela: anche oltre il 5% citato da Bengen potrebbe non essere realistico per noi, sia per differenze economiche sia per la diversa composizione dei portafogli.
Forse sono io troppo conservativo, ma già il 4% mi sembra una soglia elevata. Che dite, rischio di diventare uno di quei pensionati che durante la pensione hanno timore di spendere?
D’altronde, basta guardare all’andamento del nostro FTSE MIB negli ultimi 25 anni per capire come le cose possano evolvere in modo molto diverso rispetto agli Stati Uniti.
L’intervista di Ben Carlson comunque è stata molto interessante e ci ha fatto capire come la regola del 4% non sia un mito da seguire alla cieca.
Si tratta invece di uno strumento utile per darsi una pianificazione finanziaria durante il pensionamento ricordando come sia molto importante la flessibilità e una continua revisione del piano che ci si è dati.
Se vogliamo vivere una pensione ricca e soddisfacente, dobbiamo quindi imparare a usare questa regola come base di partenza, non come gabbia.
Il messaggio finale è chiaro: fai attenzione all’inflazione, pianifica con prudenza, ma non dimenticare di goderti la vita.
Il presente contenuto è ai soli fini didattici e di discussione, fai le tue ricerche prima di investire (do your own research before invest).
________________________________________________________________________
Se ti piacciono i miei contenuti e vuoi restare aggiornato, iscriviti alla mia newsletter mensile! E per contenuti extra e interazioni veloci, seguimi su X.com: @davyderosa
