Vendere è più difficile che comprare

Azioni
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Comprare è facile. Vendere, invece, è tutta un’altra storia.

Sul mercato trovi una quantità infinita di strumenti che ti aiutano a decidere quando comprare: libri che ti spiegano come valutare i bilanci, indicatori che ti mostrano se un’azione è sopravvalutata o sottovalutata, interviste a grandi investitori che condividono il loro processo decisionale e strategie di ingresso.

Dai manuali di analisi fondamentale ai corsi di analisi tecnica, il materiale per affinare la fase di acquisto è praticamente illimitato.

Eppure, quando arriva il momento di vendere, la musica cambia.

Non ci sono regole chiare, non esistono formule universali né checklist da seguire.

Decidere quando uscire da un investimento richiede molto più della semplice logica: servono disciplina, autocontrollo e la capacità di convivere con il dubbio di aver preso la decisione sbagliata.

Quando decidi di acquistare un’azione, un asset o un investimento magari hai letto un report interessante, ti è arrivata una dritta da qualcuno di fiducia, oppure hai semplicemente osservato quel titolo per settimane finché non hai ceduto e hai cliccato sul tasto compra.

In poche parole, il momento dell’acquisto è più emotivo che razionale.

Il problema arriva dopo: quando vendere?

LA PAURA DI VENDERE TROPPO PRESTO

Molti investitori si bloccano di fronte a questa domanda.

Nessuno vuole provare quel rimorso che arriva quando vendi un titolo e, poco dopo, lo vedi salire ancora del 20%. Allo stesso tempo, restare troppo a lungo in posizione può portare a bruciare i guadagni e ritrovarsi addirittura in perdita.

Questa paura del “e se poi…” paralizza tanti investitori, che preferiscono rimandare la decisione e si ritrovano, alla fine, a vendere nei momenti peggiori.

La verità è che bisogna imparare a convivere con il rischio di rimpianto.

Una volta venduto, meglio chiudere la pagina del titolo, non pensarci più e andare avanti. Certo, lo guarderai ancora, ma il segreto è non lasciarsi condizionare.

QUANDO E’ IL MOMENTO GIUSTO PER VENDERE

Non esiste una regola universale, ma ci sono alcune linee guida utili:

  • Quando hai raggiunto il tuo obiettivo di guadagno: se hai guadagnato abbastanza, prendi profitto e passa al prossimo investimento.

  • Quando cambia la tesi di investimento: se i fondamentali non sono più validi, è inutile restare aggrappati a un’idea che non funziona più.

  • Quando l’emotività prende il sopravvento: se ti accorgi che guardi ossessivamente le quotazioni o vivi con ansia il tuo investimento, forse è meglio uscire e liberare la mente.

  • Quando il management compie scelte di breve termine a scapito del lungo periodo: decisioni aziendali che favoriscono il risultato immediato ma minano la solidità futura del business sono un campanello d’allarme importante.

LE TASSE NON SONO UN NEMICO

Un altro motivo per cui molti non vendono è la paura di pagare le tasse.

In realtà, le tasse sono la prova che hai fatto un buon investimento.

Meglio pagare le imposte su un guadagno che restare fermi per paura e trasformare un investimento in una minusvalenza.

Lo stesso Warren Buffett, che qui conosciamo molto bene, ha più volte ribadito questo concetto.

Nel 2012, nel New York Times, scrisse chiaramente:

Secondo Buffett, quindi, la tassazione non deve influenzare le scelte di investimento.

Se un’operazione è corretta e profittevole, non ha senso rimandare la vendita per il solo timore di dover pagare imposte.

Le tasse, in fondo, sono la conseguenza naturale di un investimento riuscito: un “premio” che certifica il fatto di aver preso la decisione giusta.

TUTTO PRIMA O POI SCENDE

Anche i grandi titoli come Microsoft, Apple, Tesla o Amazon non sono eterni.

Oggi sembrano imbattibili, ma la storia ci insegna che nessuna azienda resta al vertice per sempre.

Solo per citare Microsoft, ti ricordo come dopo la bolla dot.com di inizio anni 2000 il prezzo dell’azione rimase depresso, e sostanzialmente piatto, per un decennio.

Riusciresti a mantenere un’azione in portafoglio che per 10 anni non va da nessuna parte?

Personalmente penso che sarebbero in pochi, ma lascio aperto il beneficio del dubbio.

Basti anche guardare l’evoluzione dei primi 10 titoli che componevano l’SP500 negli anni 80 e quelli di adesso: praticamente nessuno è sopravvissuto.

Per questo pensare di tenere un titolo sempre e comunque è illusorio: lungo il percorso ci saranno inevitabilmente eventi e circostanze che ne cambieranno il valore e il destino.

L’importante è avere un piano di uscita e la disciplina per rispettarlo.

ACCETTA L’IMPERFEZIONE

La verità è che non azzeccherai mai il top assoluto, come non beccherai il minimo assoluto quando il prezzo di un’azione è diventato interessante.

Se una volta nella vita ti capita di vendere al prezzo massimo, sappi che è stato soprattutto un colpo di fortuna.

L’obiettivo non è quello: l’obiettivo è essere soddisfatti della propria scelta, non rimuginare e continuare a investire.

Chi ha venduto Instagram a Facebook per un miliardo forse oggi guarda con un pizzico di malinconia il suo valore attuale, ma probabilmente dorme comunque sonni tranquilli.

CONCLUSIONE

Vendere è più difficile che comprare perché richiede disciplina, autocontrollo e la capacità di accettare i propri limiti.

Qui non si tratta solo di numeri, ma di emozioni e psicologia.

La prossima volta che ti troverai davanti alla scelta, ricordati questo: meglio un guadagno certo oggi che l’illusione di un guadagno maggiore domani.

Il presente contenuto è ai soli fini didattici e di discussione, fai le tue ricerche prima di investire (do your own research before invest).

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