ETF tematici. Perché piacciono tanto (e perché dovresti maneggiarli con cura)
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria esplosione degli ETF tematici.
Intelligenza artificiale, gaming, energie rinnovabili, blockchain e avanti così: qualsiasi trend “caldo” diventa immediatamente un prodotto da impacchettare e vendere.
E il problema è proprio questo: la gente ci casca.
Come investitori tendiamo a saltare sul carro dei vincitori, sempre e comunque, si tratta di bias difficili da contrastare, mettici anche un po’ di FOMO e la tanto decantata razionalità evapora in un attimo.
Il risultato? Entriamo spesso quando “la festa” è già finita, quando i prezzi hanno corso troppo e il margine di guadagno è già stato eroso.
Morningstar in un recente articolo (“The Hidden Risk of New ETFs”) lo ha messo nero su bianco: la nascita di molti ETF super-settoriali e ultra-specializzati rischia di fare più male che bene a chi investe senza un piano chiaro.
DA ETF “BROAD” A ETF SEMPRE PIU’ DI NICCHIA
Gli ETF storici avevano, e hanno ancora, un senso logico e lineare: tracciano indici ampi e diversificati come l’S&P 500 o l’MSCI All Country World.
Con alcuni prodotti del genere potresti teoricamente costruire un portafoglio solido e ben diversificato per la vita.
Oggi però assistiamo a un’altra dinamica: nascono ETF che replicano sottoinsiemi sempre più ristretti. Prendiamo il caso del “Value”.
Prima c’era l’S&P 500 Value, poi qualcuno ha pensato che non bastasse e ha creato il “Focus Value” che prende solo le 40 azioni più “value” tra le “value”.
Il risultato? Volatilità maggiore, performance peggiori e, paradossalmente, meno diversificazione.
Il problema non è tanto il concetto di Value (o Growth, o qualsiasi altro fattore), ma il fatto che più si restringe il paniere, più aumenta il rischio di sbagliare il timing o semplicemente di pescare titoli che non faranno quello che speravi.
ETF TEMATICI: LA FOMO IMPACCHETTATA
Il vero nodo degli ETF tematici è la FOMO, la “fear of missing out”.
Ogni volta che un trend esplode, arrivano i prodotti finanziari che vengono costruiti appositamente sopra questo trend.
Alla fine, i grandi gestori come Vanguard, Blackrock, Wisdom Tree ecc., non sono ONLUS ma società che guadagnano con le commissioni di gestione, se c’è una moda quindi, perchè non seguirla?
Energia pulita? Ecco tre ETF.
Intelligenza artificiale? Dieci ETF in arrivo.
Il succo d’arancia sale del 200%? ETF sul succo d’arancia.
Il problema è che la creazione di un ETF non è istantanea: tra la nascita dell’idea e il lancio sul mercato passano mesi.
E in quei mesi, spesso, il trend si è già sgonfiato.
Morale: tu entri su un prodotto “tematico” quando le aziende sottostanti hanno già fatto gran parte della corsa.
Gli ETF tematici non sono truffe, intendiamoci: dentro ci sono aziende vere, con bilanci veri.
Ma il meccanismo psicologico che spinge a comprarli è lo stesso, per fare un esempio, delle criptovalute “di moda”: vedere un trend salire e pensare “devo esserci anch’io”.
Solo che, a differenza delle crypto, qui non puoi fare market timing.
Non entri e esci al minuto: come scritto in precedenza hai un prodotto regolamentato, con tempi tecnici di creazione (anche conosciuta come burocrazia) e con un inevitabile ritardo rispetto al “picco del hype”.
Morningstar ha mostrato dati impietosi:
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A 1 anno: il 73% degli ETF tematici sottoperforma il proprio benchmark.
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A 3 anni: la percentuale sale all’80%.
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Chiusure: circa il 50% degli ETF tematici viene chiuso già entro dieci anni perché nessuno li compra più.

Questi numeri sono peggiori della roulette: almeno lì hai quasi il 50% di probabilità di beccare rosso o nero.
TEMATICO VS SETTORIALE: ATTENZIONE A NON CONFONDERLI
Molti confondono ETF tematici e settoriali, ma sono prodotti molto diversi.
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Gli ETF settoriali (sanità, energia, finanziari, ecc.) seguono settori consolidati dell’economia, spesso con dinamiche cicliche note e storiche. Puoi usarli in ottica tattica (es. puntare sull’energia in scenari inflattivi).
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Gli ETF tematici invece inseguono trend più “narrativi”: AI, robotica, e-sports, metaverso… spesso sono panieri creati ad hoc che includono aziende anche molto diverse tra loro, unite solo da un filo conduttore di marketing.
E se i settoriali hanno decenni di dati storici, i tematici sono per definizione “nuovi”: non hanno track record, né prove reali di resilienza in diversi cicli di mercato.
LA VOLATILITA’ NASCOSTA
Un altro punto spesso sottovalutato: ridurre il numero di titoli in un ETF significa ridurre la diversificazione e aumentare la volatilità.
Lo sappiamo: nei mercati azionari sono poche le azioni che generano gran parte dei ritorni complessivi. Più restringi il paniere, più rischi di beccare le “pecore nere” invece delle “stelle”.
E qui il problema si amplifica: un ETF tematico non è un portafoglio bilanciato, è una scommessa concentrata.
Funziona se il tema esplode e tu sei dentro al momento giusto (che è quasi sempre un colpo di fortuna).
Altrimenti ti ritrovi con anni di underperformance rispetto a un semplice ETF globale low cost.
Conoscerai bene anche tu la famosa Legge di Murphy che, nella sua forma più semplice, dice: “se qualcosa può andar male, lo farà”.
Ecco, io non voglio mai trovarmi nella situazione di dover sperare che NON si avveri.
DA POCO A TANTO: IL NUOVO DILEMMA DEGLI INVESTITORI
Un tempo le informazioni finanziarie erano poche e difficili da reperire.
Chi voleva investire aveva accesso a pochi dati, spesso mediati da giornali specializzati o consulenti bancari.
Quelle poche informazioni erano preziose e, in un certo senso, “filtrate”.
Oggi siamo passati all’estremo opposto: siamo sommersi da notizie, analisi, grafici e opinioni, molte volte, contrastanti tra loro.
La vera sfida non è più trovare le informazioni, ma capire quali siano davvero utili e come interpretarle.
Con gli ETF sta succedendo la stessa cosa.
Una volta ne esistevano pochi, chiari e facilmente inquadrabili: qualche ETF azionario globale, qualche obbligazionario, qualche prodotto settoriale e il gioco era fatto.
Oggi invece il mercato pullula di ETF attivi, tematici, “smart beta” e prodotti iper-specializzati che promettono di battere il mercato o cavalcare il trend del momento.
Per il piccolo investitore, questa abbondanza può trasformarsi in una trappola: senza una solida educazione finanziaria diventa molto difficile distinguere tra ciò che è utile per un portafoglio sano e ciò che è solo marketing mascherato da opportunità.
COSA FARE ALLORA?
Non dico che non ci sia mai un caso per inserire un ETF tematico in portafoglio.
Ma questo deve essere fatto con estrema consapevolezza e sulla base della propria pianificazione finanziaria quindi:
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Deve essere parte di una strategia chiara: non può sostituire il core del portafoglio.
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Va trattato come un satellite: una piccola percentuale del capitale, che sei pronto a perdere (o a vedere sotto del 30-40% senza battere ciglio).
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Evita il FOMO investing: se stai comprando solo perché “va di moda”, fermati.
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Ricorda il rischio di chiusura: un ETF che non raccoglie abbastanza masse viene liquidato e poi delistato, e tu ti ritrovi con cash in portafoglio, spesso dopo aver cristallizzato una perdita.
CONCLUSIONI
Gli ETF tematici fanno leva sulla nostra parte più emotiva. Sono prodotti facili da vendere e difficili da difendere quando la bolla scoppia.
Personalmente? Li considero strumenti da maneggiare con le pinze.
Preferisco costruire portafogli robusti con ETF ampi, diversificati, a basso costo, e se proprio voglio togliermi uno sfizio su un tema, lo faccio sapendo che è poco più di un “gratta e vinci” finanziario.
Il mercato ci insegna che la pazienza paga più della moda del momento e che, spesso, inseguire i trend è il modo più veloce per comprare alto e vendere basso.
Il presente contenuto è ai soli fini didattici e di discussione, fai le tue ricerche prima di investire (do your own research before invest).
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