Cos’è il CAPE Shiller ratio

Azioni, Educazione finanziaria
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Nel vasto panorama degli indicatori finanziari, il CAPE di Shiller, acronimo di Cyclically Adjusted Price to Earnings, è tra quelli che suscitano maggiore attenzione e, al contempo, divisione tra analisti e investitori.

Reso celebre dal premio Nobel Robert Shiller, il CAPE si propone come uno strumento in grado di individuare potenziali bolle speculative sui mercati, grazie a una visione più “smussata” degli utili aziendali.

Ma esattamente cos’è il CAPE Shiller ratio? Come si calcola?

E, soprattutto, ha ancora senso utilizzarlo nel contesto dei mercati moderni?

COS’E’ IL CAPE SHILLER RATIO E COME SI CALCOLA

A differenza del tradizionale rapporto P/E (Price to Earnings) che mette a confronto il prezzo di un’azione con gli utili degli ultimi 12 mesi, il CAPE si basa sugli utili medi degli ultimi dieci anni, corretti per l’inflazione.

Questo approccio elimina le distorsioni legate alla ciclicità dell’economia, offrendo una visione più stabile e storicamente comparabile del valore di mercato.

Formula del CAPE:

Il valore così ottenuto è un indicatore del prezzo “storicamente giustificato” di un mercato azionario, come lo S&P 500, e può fornire segnali utili su eventuali sopravvalutazioni.

L’INTUIZIONE DI SHILLER: GUARDARE OLTRE IL BREVE TERMINE

Robert Shiller non è un accademico qualunque: il suo contributo all’analisi delle bolle speculative, con opere come Euforia Irrazionale e il più recente Economia e narrazioni, ha influenzato generazioni di investitori.

Il CAPE nasce proprio dall’idea di fornire un’ottica di lungo periodo, capace di mitigare l’effetto delle fluttuazioni economiche momentanee.

La genesi del CAPE risale al lavoro di Shiller e del suo team all’Università di Yale, dove venne sviluppato un database storico dei dati sull’S&P 500 fin dagli anni ’80, ricostruendo perfino le valutazioni precedenti al 1929.

QUANDO E’ UTILE (E QUANDO NO)

Il CAPE si è dimostrato efficace nell’individuare momenti di euforia finanziaria: nel 1929, nel 2000 e in parte anche nel 2007, i valori dell’indicatore erano ben al di sopra della media storica, suggerendo l’esistenza di bolle.

Oggi, il CAPE dello S&P 500 è tornato su livelli vicini a 37–38, paragonabili a quelli della bolla dot-com del 2000, ma questo non significa automaticamente che ci troviamo sull’orlo del baratro.

Se guardi il grafico storico di questo indicatore ti renderai conto che può rimanere in territorio di sopravvalutazione per lunghi periodi di tempo:

Uno dei limiti principali del CAPE è proprio questo: non fornisce un segnale operativo immediato.

Non esiste un “valore soglia” oltre il quale scatta la bolla. Piuttosto, suggerisce che, a quei livelli, il rendimento atteso nei prossimi 10 anni sarà probabilmente inferiore alla media storica.

Una risorsa utile per vedere il livello di questo indicatore, oltre che per gli USA, anche per altre nazioni, è il seguente sito: CAPE ratio by country.

Per esempio l’Italia nel momento in cui sto scrivendo questo articolo è a un livello di 22.

UN CASO PRATICO SU COME USARE IL CAPE SHILLER RATIO

Uno degli usi più concreti del CAPE è nella stima dei rendimenti reali attesi dei mercati azionari, ovvero rendimenti già depurati dall’inflazione, che riflettono il potere d’acquisto futuro degli investimenti.

Questo consente all’investitore di confrontare in modo più coerente l’equity con altri strumenti finanziari, come le obbligazioni.

A titolo di esempio prendiamo i dati di fine 2023:

Fonte

Come si può notare dal grafico, il CAPE mostrava forti divergenze tra i principali mercati azionari mondiali: si passava da un valore di circa 10 per la borsa cinese, intorno a 20 per quella europea, fino a superare 30 per l’azionario statunitense.

Un investitore globale, guardando all’indice azionario mondiale aggregato, si trovava di fronte a un CAPE di poco superiore a 25.

Utilizzando l’inverso del CAPE (cioè utili/prezzo), possiamo ottenere una stima del rendimento reale atteso per la prossima decade.

Nel caso specifico, un CAPE di 25 implicava un rendimento potenziale reale di circa il 4% annuo.

Questo dato andrebbe poi confrontato con il rendimento reale di un paniere di titoli di Stato a lunga scadenza, che in quel periodo offrivano un rendimento nominale vicino al 2,6%, molto vicino alle aspettative d’inflazione di medio periodo. 

Confrontare periodicamente il rendimento reale implicito dell’azionario (ottenuto tramite CAPE) con il rendimento reale delle obbligazioni consente di valutare in modo strategico l’allocazione degli asset.

Non si tratta di prevedere il mercato, ma di calibrare le aspettative e il rischio in base ai fondamentali.

Nel sito della Barclays, su questa pagina, puoi anche trovare l’indicatore storico per diversi paesi.

UN’ALTRA APPLICAZIONE PRATICA

Un altro valido utilizzo del CAPE emerge quando viene utilizzato in un’ottica di asset allocation di lungo periodo.

Hai visto nel grafico precedente la dispersione dei valori tra un mercato e l’altro.

Se quindi un mercato (es. Stati Uniti) mostra un CAPE molto elevato, può essere sensato ridurre la propria esposizione e cercare alternative in aree con CAPE più bassi, come i mercati emergenti o l’area euro.

Il suggerimento in questo caso è di usarlo come uno strumento di ribilanciamento per quella parte di portafoglio pensata per durare nel tempo (buy and hold).

Un CAPE elevato, come già scritto, non significa vendere tutto, ma può essere un campanello d’allarme che invita alla prudenza.

Invece il CAPE settoriale funziona?

Sono stati creati ETF che sfruttano il concetto del CAPE per selezionare i settori più “a sconto” (come quelli di Barclays), ma con trasparenza limitata.

Inoltre, il CAPE funziona meglio nei settori maturi e ciclici (energy, utilities) e meno in quelli ad alta crescita come tecnologia o biotech, dove le aziende spesso non hanno utili nei primi anni di vita.

E qui arriviamo ai limiti di questo indicatore

I LIMITI STRUTTURALI DEL CAPE

Come ogni indicatore, anche il CAPE ha i suoi difetti:

  • Backward-looking: guarda solo al passato, e non incorpora previsioni sugli utili futuri come fa il forward P/E.

  • Inflazione: la correzione per l’inflazione può variare in base alla metodologia adottata (CPI, deflatori, ecc.), e incidere sensibilmente sui risultati.

  • Cambiamenti contabili: l’adozione di nuovi principi contabili, l’uso massiccio di buyback al posto dei dividendi, e il crescente peso di settori non profittevoli nel breve termine (es. tecnologia) possono distorcere la validità del confronto storico.

  • Ritardo: essendo una media decennale, reagisce lentamente ai cambiamenti di contesto.

Inoltre negli anni successivi alla crisi del 2008, le politiche monetarie ultra-espansive, tassi prossimi allo zero o addirittura negativi, hanno permesso alle aziende di finanziare investimenti a basso costo, gonfiando gli utili e distorcendo le valutazioni.

In un contesto simile, il CAPE può segnalare livelli eccessivamente alti senza che vi sia una bolla imminente, semplicemente perché i fondamentali sono alterati da politiche straordinarie.

Come spesso accade in finanza non esiste l’indicatore perfetto, almeno per il momento. Vedremo se in futuro l’intelligenza artificiale riuscirà a inventarlo.

CONCLUSIONI

Il CAPE di Shiller è uno strumento valido se usato con la giusta prospettiva.

Non è una sfera di cristallo ma una bussola che ci aiuta a orientarci nei mari agitati dei mercati finanziari.

Offre un quadro d’insieme, un’indicazione sul valore relativo di un mercato rispetto alla sua storia.

Va però usato con la consapevolezza dei limiti che hai letto in precedenza, e mai da solo.

Come ogni strumento analitico, dà il meglio di sé quando integrato in un’analisi più ampia, che tenga conto del contesto macroeconomico, delle politiche monetarie e dei cambiamenti strutturali dei mercati.

In definitiva, il CAPE non ci dice quando arriverà la prossima crisi, ma può aiutarci a capire dove siamo nel ciclo di mercato.

E questo, per chi investe con uno sguardo rivolto al lungo periodo, è già molto.

Il presente contenuto è ai soli fini didattici e di discussione, fai le tue ricerche prima di investire (do your own research before invest).

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