Come scegliere un ETF nel modo giusto

ETF
Tempo di lettura: 5 minuti

Negli ultimi anni gli ETF sono diventati lo strumento preferito da tantissimi investitori.

Sono semplici, economici e ti permettono di ottenere una diversificazione enorme con pochissimi clic.

Il problema? Oggi sul mercato ci sono oltre 3.400 ETF. Significa che, se dedicassi anche solo cinque minuti allo studio di ciascuno, ti servirebbero 12 giorni pieni.

Quindi ho deciso di creare questa mini–guida veloce e pratica, che ti permetterà di scegliere un ETF in pochi minuti eliminando il 99% del tempo perso.

Niente tecnicismi inutili: solo ciò che conta davvero.

CAPIRE COSA REPLICA DAVVERO UN ETF

La prima cosa da guardare è l’indice replicato, è lì dentro infatti che si nasconde la vera identità dell’ETF.

La difficoltà? I nomi sono atroci: lunghi, criptici e pieni di sigle.

Ma proprio come l’etichetta di un prodotto al supermercato, le informazioni ci sono già: basta sapere dove guardare.

Facciamo un esempio con uno tra gli ETF più acquistati: iShares MSCI ACWI UCITS ETF (ACC) – ISIN IE00B6R52259

Ecco come leggere il nome:

  • iShares → l’emittente (gruppo BlackRock)

  • MSCI → la società che ha costruito l’indice

  • ACWIAll Country World Index, cioè un indice azionario globale

  • UCITS → conforme alle norme europee

  • ACC → significa accumulazione

L’indice è il cuore di tutto. Per capirlo bene hai due strade:

  1. Guardare il documento dell’ETF (il KID o il prospetto) → veloce e sicuro

  2. Visitare il sito dell’azienda che ha creato l’indice (es. MSCI) → completo ma più lungo

Dal prospetto puoi scoprire, per esempio, che l’ACWI contiene oltre 1.700 azioni, suddivise per Paese e settore.

Oppure che le prime posizioni sono Nvidia, Apple, Microsoft e così via.

REPLICA FISICA, CAMPIONAMENTO O REPLICA SINTETICA?

Un ETF deve “copiare” il suo indice. Ma come lo fa? Ci sono tre metodi:

Replica fisica completa

Il gestore compra tutti i titoli dell’indice, nelle proporzioni corrette.
Replica perfetta, ma è il metodo più costoso.

Replica fisica a campionamento

Compra solo i titoli necessari per replicare fedelmente l’indice.
È più economica e spesso usata sugli indici molto ampi.

Replica sintetica

Il gestore compra tutt’altro e usa contratti di swap con una banca per ottenere la replica dell’indice.
Costa meno, soprattutto sugli indici di nicchia, ma aggiunge un piccolissimo rischio di controparte.

TRACKING ERROR: CHI COPIA MEGLIO

Nel prospetto di ogni ETF trovi un grafico o una tabella con le performance dell’ETF e quelle dell’indice.

La differenza tra i due si chiama tracking error e da molti viene considerato il vero costo che gli investitori pagano.

Più è basso, meglio è. Come vedi, nel caso dell’iShares MSCI ACWI UCITS ETF (ACC), questo ETF fa abbastanza bene il suo lavoro di replica:

Un altro strumento che ti può venire in aiuto per confrontare i tracking errors dei vari ETF è il sito trackingdifferences.

Attenzione a non confondere performance con qualità dell’ETF.

Un ETF non deve “battere” nessuno, deve solo copiare.

Confrontare due ETF con indici diversi quindi è totalmente inutile. Se uno va meglio dell’altro, è l’indice che ha performato di più, non l’ETF.

DIMENSIONI: SI’, QUI CONTANO ECCOME

Un ETF è comunque un fondo. Più grande è, meglio è.

Perché la grandezza conta:

  • abbassa i costi operativi;

  • riduce gli spread;

  • rende l’ETF più stabile nel tempo;

  • diminuisce il rischio che venga chiuso e delistato.

Un ETF che gestisce miliardi è come un supermercato in cui entra sempre gente: nessuno avrà l’idea di chiuderlo, men che meno la società che lo gestisce visto che ci sta guadagnando molto bene grazie alle commissioni di gestione.

Al contrario, ETF minuscoli con pochi investitori rischiano di essere accorpati o liquidati.

TER: IL NUMERO CHE DETERMINA QUANTO PAGHI

Il TER (Total Expense Ratio) è il costo annuale dell’ETF, espresso in percentuale.

Esempio:
Il TER dell’ETF oggetto di questo articolo è dello 0,20%, un costo accettabile per un ETF del genere.

Significa che ogni giorno l’ETF “scala” una micro–quota corrispondente a 0,20% diviso circa 252 giorni di borsa.

Regola d’oro: più è basso, meglio è.

LO SPREAD

E no, non è il differenziale tra i tassi di interesse dei titoli di stato tedeschi e italiani, incubo della crisi dei debiti sovrani nell’ormai lontano 2012.

Qui è semplicemente la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita.

E questo sì che può costarti soldi reali.

Esempio:

  • Compri a 50

  • Rivendi un secondo dopo a 49,99

  • Hai perso 0,01 solo per spread

Più un ETF è popolare e scambiato, più basso è lo spread, torniamo al discorso del paragrafo precedenza sulla grandezza dell’ETF.

Quando è meglio comprare allora?

Durante i momenti di massima liquidità: apertura o chiusura delle borse.

IL PREZZO DELLA QUOTA NON CONTA (QUASI)

Che un ETF costi 1€, 10€ o 500€ non cambia nulla.

È solo il numero di quote in cui è stato diviso l’ETF.

Conta solo se:

  • fai PAC

  • vuoi investire cifre precise

  • non hai un broker con quote frazionate

Se una quota costa troppo (300–400€), rischi di non riuscire a investire in modo regolare.

VALUTA DEL SOTTOSTANTE: IL RISCHIO CAMBIO NON SPARISCE (PURTROPPO)

Molti pensano che, se un ETF è quotato in euro, non ci sia rischio cambio. Niente di più falso.

Se l’ETF investe in azioni americane, sei esposto al dollaro.

Se il dollaro perde il 3%, anche l’ETF perde il 3% (a parità di tutto il resto). Punto.

Quello che conta sono i titoli sottostanti all’ETF, non in che valuta è quotato il fondo.

Hedging valutario (H)

Serve a proteggerti dal rischio cambio.

Funziona, ma il costo può andare da uno 0,5% a un 2% l’anno, questo si traduce in performance perse quindi è necessario usare con cautela e solo quando è necessario ETF con la copertura del rischio cambio.

ETA’ DEL FONDO

Un ETF presente sul mercato da anni ha superato la prova del tempo.

Gli ETF appena lanciati possono:

  • non trovare investitori;

  • non raccogliere abbastanza capitale;

  • essere chiusi dopo poco (vedi discorso di prima sul delisting).

Meglio andare sul sicuro e quindi su prodotti che sono quotati da più tempo.

DIVIDENDI: ACCUMULAZIONE (ACC) O DISTRIBUZIONE (DIST)?

Due sigle che fanno la differenza.

ACC – Accumulazione

Reinveste automaticamente dividendi e cedole.

È la scelta migliore per il 95% degli investitori, perché:

  • rimandi la tassazione che, soprattutto qua in Italia, non aiuta;

  • eviti di gestire piccoli reinvestimenti.

DIST – Distribuzione

Paga dividendi periodici.

Utile solo se ti servono entrate regolari e ti poni come obiettivo quello della rendita.

CONCLUSIONE

Scegliere un ETF può sembrare complicato, soprattutto quando ti ritrovi davanti sigle infinite, grafici, prospetti e numeri che sembrano messaggi cifrati della NASA.

Ma la verità è che, una volta capito cosa guardare davvero, tutto diventa molto più semplice.

L’indice ti dice cosa stai comprando, la replica ti spiega come lo stai comprando, e il TER e lo spread ti fanno capire quanto lo stai pagando.

La cosa più interessante è che, nel tempo, più impari a leggere questi strumenti, più ti accorgi che scegliere un buon ETF non è una caccia al tesoro.

Ti basta capire quali sono le tue esigenze, i tuoi obiettivi e il tuo orizzonte temporale.

Da lì, quei 3.400 ETF che all’inizio sembravano un oceano infinito diventano, quasi magicamente, una decina di candidati seri tra cui scegliere.

E forse è proprio questo il punto: non serve studiare tutto. Serve sapere cosa ignorare.

Alla fine, investire non significa trovare “l’ETF migliore in assoluto”, perché non esiste.

Significa trovare l’ETF migliore per te, per il tuo portafoglio, per i tuoi obiettivi finanziari sulla base della pianificazione finanziaria che ti sei dato.


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