Moneta e civiltà mediterranea di Carlo Cipolla

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Estate, ferie e un bel libro sotto l’ombrellone, cosa volere di più?

Il libro che ho scelto, e che attendeva da tempo tra molti altri, è stato Moneta e civiltà mediterranea di Carlo Cipolla, un libro di storia economica scritto da uno dei principali storici italiani del secolo scorso.

Dopo averne completato la lettura, ho optato per scrivere questo articolo con l’obiettivo di consolidare nella memoria gli elementi chiave.

Un libro di 129 pagine che si legge in un giorno o poco più e in cui Carlo Cipolla ci trasporta in un medioevo dalle molteplici sfaccettature, dalle vicende monetarie dell’impero bizantino a quelle delle repubbliche marinare.

Un periodo storico lunghissimo che, giustamente, viene diviso convenzionalmente in due, il primo periodo detto alto medioevo dove la circolazione monetaria era scarsa a causa soprattutto delle condizioni economiche difficili.

E un secondo periodo, detto basso medioevo dove la ripresa dei commerci e la conseguente prosperità, a partire dall’anno 1000, videro una circolazione monetaria farsi via via sempre più diffusa.

Particolarmente interessante la parte in cui Cipolla spiega come il sistema monetario del basso medioevo fosse strutturato su una doppia circolazione monetaria con tratti e caratteristiche ben distinti:

  • la moneta “piccola”: era la moneta del piccolo commercio, delle transazioni al dettaglio e il mezzo con cui si pagavano i salari, in pratica, l’unica moneta che la maggior parte della gente avesse tra le mani.
  • la moneta “grossa”: era la moneta dell’alta finanza e del commercio internazionale e tendeva a circolare solo tra le mani di un gruppo ristretto di persone.

Questa doppia circolazione non portò mai a formare un unico sistema monetario bensì rimase su due strade parallele, in pratica due sistemi monetari, ciascuno con una propria area di circolazione sia d’affari, che sociale, che geografica.

Ma vediamo qui di seguito i punti più interessanti e curiosi del libro.

LA LOTTA DI CLASSE

Già, hai letto bene, la lotta di classe esisteva anche nel medioevo.

Anche se siamo abituati a ritenerlo un concetto che si è sviluppato solo nell’ultimo secolo grazie alle rivendicazioni della classe operaia, anche nel medioevo il conflitto distributivo era fortemente presente.

Magari al tempo non lo avevano ben chiaro e definito come lo è adesso, ma alcuni avevano già capito che la moneta non era così neutrale nella distribuzione del reddito e la lotta, quindi, non poteva che combattersi sul piano politico.

Molto interessante a proposito un aneddoto che si trova a pag. 69 di Moneta e civiltà mediterranea:

[…] “A Firenza nel 1378 l’oligarchia mercantile fiorentina fu rovesciata e un nuovo governo fu formato con una larga partecipazione di rappresentanti della classe dei lavoratori.

Appena insediati, i rappresentanti popolari iniziarono il dibattito sul problema della moneta piccola. Pare che in principio i loro sforzi fossero diretti a non permettere un ulteriore deprezzamento delle monete piccole.

Ma in seguito procedettero oltre e cominciarono ad accarezzare idee deflazionistiche.

Il 24 ottobre 1380 fecero scoppiare la bomba, proponendo a votazione un progetto in base al quale, a partire dal 1° gennaio 1381 per otto anni consecutivi, l’amministrazione doveva togliere dalla circolazione e fondere 2.000 fiorini di moneta piccola (quattrini).

Una simile proposta, chiaramente, dimostrava che coloro i quali l’avanzavano avevano perfettamente capito che, riducendo la quantità di moneta piccola in circolazione, potevano accrescerne il valore nominale indipendentemente dal valore intrinseco.

Lo scopo era quello di accrescere i salari reali senza chiedere aumenti dei salari nominali.

La manovra era ben pensata, anche se non sembra che quella gente si rendesse conto dei pericoli che la manovra stessa poteva contenere per l’occupazione.”

Questo progetto però non vide mai la luce in quanto l’anno successivo il governo fu rovesciato nuovamente e gli esponenti dell’alta finanza e del ceto imprenditoriale ripresero il controllo e lo fecero immediatamente abolire.

Di nuovo Davide da qui: leggere di come il governo volesse togliere dalla circolazione 2.000 fiorini mi ha fatto sorridere e ricordare quelli che chiedono a gran voce di rimuovere dalla circolazione una certa quantità di token o criptovaluta, riducendo così l’offerta totale.

I DOLLARI DEL MEDIOEVO

Negli ultimi tempi in molti hanno parlato e scritto della fine del dollaro americano e di come il suo strapotere sia ormai all’epilogo.

Dal canto mio sono dell’idea che il dollaro ci accompagnerà ancora per molto tempo e il suo declino non sia proprio così vicino come in molti vogliono far credere.

Se però il futuro è incerto per definizione e non possiamo sapere cosa riserverà, grazie al libro Moneta e civiltà mediterranea ci possiamo tuffare nella sicurezza del passato, un passato dove dei “dollari” hanno già avuto il loro corso.

Nel paragrafo intitolato i dollari del medioevo Cipolla scrive di quelle monete la cui circolazione le facevano essere prevalenti rispetto alle altre:

“Dal punto di vista della valuta internazionale predominante, il medioevo si divide in tre periodi: il primo dall’inizio del medioevo alla fine del VII secolo, il secondo dall’inizio dell’VIII secolo alla metà del XIII e il terzo dalla metà del XIII secolo alla fine del medioevo.”

Nel I periodo una moneta godette di assoluto prestigio sopra le altre, e fu il solidus d’oro dell’impero bizantino.

Nel II periodo salgono alla ribalta gli arabi con i loro dinar che, pur non estromettendo dall’area mediterranea la moneta bizantina, ne spezzò il monopolio di moneta internazionale.

Nel III periodo fanno la loro comparsa le monete d’oro italiane, all’inizio fu il fiorino di Firenze quella che godette di maggior prestigio e in seguito fu il ducato veneziano che divenne la moneta internazionale per eccellenza.

Ducato della Repubblica di Venezia

Ma quali sono le caratteristiche che rendono una moneta predominante a livello internazionale?

Cipolla si avventura anche nel rispondere a questa difficile domanda:

“Alto valore unitario, stabilità intrinseca, supporto di una economia forte, sana e al tempo stesso predominante nel sistema degli scambi internazionali, questi sembrano essere stati i tre fondamentali elementi della formula che fece la fortuna dei dollari del medioevo.

[…]

E’ mio convincimento che, nel caso qui prospettato, dei tre elementi – alto valore unitario, stabilità intrinseca e potenza economica – l’ultimo sia sempre stato il più significativo.”

La potenza economica è l’elemento centrale che fa di una moneta il leader del sistema monetario mondiale, siamo allora così sicuri che la fine del dollaro sia vicina?

Inoltre come si intuisce nel libro di Cipolla non è che una moneta deve per forza estromettere l’altra, possono benissimo convivere più monete forti che si dividono il dominio monetario internazionale.

I DUE PUNTI DA RICORDARE DEL LIBRO DI CARLO CIPOLLA

Oltre a quanto precedentemente menzionato, ritengo che vi siano altri due punti degni di nota.

Il primo di questi è estremamente controverso e continua ancora oggi a essere oggetto di intensi dibattiti: la svalutazione della moneta. Il secondo aspetto riguarda la storia dei prezzi.

1- A proposito della svalutazione della moneta Carlo Cipolla, a pag. 71, del libro Moneta e civiltà mediterranea scrive:

” Gli studiosi tendono a nutrire la ferma convinzione che gli slittamenti della moneta piccola ed i conseguenti aumenti dei cambi con la moneta grossa abbiano rappresentato movimenti deprecabili, indici o causa di insane situazioni economiche.

Ma io devo ammettere che sono piuttosto propenso ad assumere al proposito un punto di vista del tutto eretico, e a ritenere che, per quanto riguarda il medioevo in ispecie, la progressiva riduzione del fino della moneta piccola e la mancanza di capacità o di volontà di controllarne la quantità in circolazione, abbiano rappresentato più un bene che un male.

Nota di Davide: per “fino” della moneta si intende lo svilimento e l’abbassamento progressivo del valore intrinseco di una valuta. Si dice che una moneta sia “svilita” se la quantità di oro, argento, rame o nichel viene ridotta.

[…]

Gli stati che avessero mantenuto stabili il peso e la lega della moneta che costituiva la base del loro sistema di prezzi interni, sarebbero stati colpiti da una deflazione plurisecolare le cui conseguenza avrebbero potuto riuscire disastrose.

D’altronde, per gli stati italiani, data la loro funzione ed il loro prestigio sul piano internazionale nei settori commerciale, industriale e bancario, era importante mantenere la stabilità di peso e di lega dei loro pezzi d’oro che costituivano le preferite unità di misura di valore e di scambio nelle transazioni internazionali.

[…]

Il progressivo slittamento della moneta piccola annullò la possibilità di una plurisecolare deflazione e rappresentò la valvola di sicurezza che permise la magnifica stabilità del fiorino e del ducato.”

2- Sull’indagine della storia dei prezzi portata avanti da Lord Beveridge (pag. 98):

“Corto o lungo che sia il periodo scelto, la storia dei prezzi non è uno studio di fatti isolati ma di rapporti; la sua essenza è la comparazione”.

In particolare, l’ultima citazione evidenzia in modo chiaro come il mondo sia in costante mutamento anziché rimanere statico.

Di conseguenza i rapporti di forza di cui parla Lord Beveridge cambiano nel tempo, in un certo periodo può essere più forte una determinata classe sociale, in un altro periodo può esserlo un’altra.

Anche se tali cambiamenti potrebbero non essere immediatamente evidenti, in realtà tutti gli attori economici continuano nelle loro azioni fino a quando, prima o poi, si manifesta un cambiamento finale inaspettato di fronte agli occhi di tutti, lasciandoli sorpresi.

Concludendo, come scritto all’inizio, il libro è veloce da leggere ma in poche pagine è in grado di mettere molta carne al fuoco su cui riflettere.

Non posso che consigliare vivamente la lettura di Moneta e civiltà mediterranea di Carlo Cipolla, soprattutto per chi è appassionato di storia economica.

Titolo: Moneta e cività mediterranea
Autore: Carlo M. Cipolla
Editore: Il Mulino
ISBN: 978-8815290397
Pagine: 129
Formato: Copertina morbida
Anno edizione: 2020
Prezzo intero: € 13,00

Il presente contenuto è ai soli fini didattici e di discussione, fai le tue ricerche prima di investire (do your own research before invest).

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